Inquinamento domestico, quando si e' ammalata la casa

Inquinamento domestico, quando si e' ammalata la casa 01 Dicembre 2017

Irritazioni cutanee. Occhi che lacrimano. Naso che cola. Gola irritata. Emicranie, disturbi nervosi Colpa dei veleni indoor. Ecco quali. E un decalogo per liberarsene  

 

FORMALDEIDE, benzene, biossido di azoto, particolato. Sono pericolosi per la salute e, purtroppo, sono molto più vicini di quanto si pensi. Perché non esalano soltanto da ciminiere e tubi di scappamento, ma sono comunemente presenti nell’ambiente in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: la casa. Stiamo parlando dell’inquinamento indoor, e le sue conseguenze possono essere molto gravi: non soltanto dermatiti, fastidi agli occhi e alla gola, tosse e mal di testa, ma addirittura il decesso, se è vero – come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità – che l’esposizione ad ambienti chiusi inquinati provocherebbe circa quattro milioni di morti l’anno in tutto il mondo. Una emergenza sanitaria da non sottovalutare, specialmente tenendo conto del fatto che si trascorrono, in media, venti ore al giorno all’interno di luoghi confinati, per un totale di oltre 22mila respiri e 15 metri cubi di aria inalata.

Le sostanze. E le evidenze scientifiche ci sono: uno studio condotto lo scorso anno negli Stati Uniti da un’équipe di ricercatori della George Washington University, per esempio, ha identificato ben 45 sostanze chimiche dannose sospese nel 90% dei campioni di polvere prelevati dalle abitazioni esaminate. Tra queste, ftalati e fenoli, notoriamente dannosi per il sistema riproduttivo e potenzialmente cancerogoni, oltre che fluorurati, pericolosi per l’apparato digerente e per il sistema nervoso.

L'Italia. Ma se negli Usa quantificano il problema, anche l’Italia deve fare i conti con le “case malate”. «ll Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 - dice infatti Gaetano Settimo, coordinatore del gruppo di studio nazionale sull’inquinamento indoor dell’Istituto Superiore di Sanità - ha stimato in 200 milioni di euro l’anno i costi sanitari delle patologie legate all’inquinamento indoor, particolarmente pericoloso per bambini, donne in gravidanza e persone che già soffrono di altre malattie». Insomma, non è vero che l’aria degli ambienti confinati è più salubre di quella esterna: «L’aria che si respira all’interno degli edifici è doppiamente pericolosa », spiega infatti Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) Onlus, «perché contiene sia i contaminanti che si trovano in quella esterna, che vi restano intrappolati e si accumulano, sia quelli propri delle abitazioni».

veleni indoor si classificano, nello specifico, in tre grandi categorie: fisici, biologici e chimici. Tra i primi, il più pericoloso è il radon, gas radioattivo prodotto dal suolo sottostante l’edificio – sono potenziali vittime di inquinamento da radon, per esempio, tutte le abitazioni poggiate sul tufo. Gli inquinanti biologici più comuni sono invece virus, funghi e batteri, tra cui la temibile legionella, che proliferano in ambienti umidi come condizionatori, impianti di riscaldamento, umidificatori e serbatoi d’acqua. Tra gli inquinanti chimici, infine, ci sono i cosiddetti composti organici volatili, come formaldeide, benzene e toluene, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio, l’ozono e le polveri sottili. Presenza e concentrazione di questi composti sono legate principalmente allo stile di vita degli occupanti: tra i fattori che contribuiscono maggiormente ci sono, ricorda ancora Settimo, «anzitutto una cattiva aerazione dell’ambiente, il fumo di tabacco, i processi di combustione (sia per la cottura dei cibi che per il riscaldamento), l’uso di deodoranti, bastoncini di incenso, candele profumate e prodotti per la pulizia in dosaggi eccessivi. E ancora: vernici, truciolato dei mobili, stampanti, prodotti per il bricolage». Abitudini e prodotti che possono avere importanti ripercussioni sulla salute.

L'esperto. «La comunità scientifica - spiega Gennaro D’Amato, esperto dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri - ha da tempo codificato alcuni dei disturbi legati all’inquinamento indoor con il nome di “sindrome dell’edificio malato”: si tratta, in particolare, di irritazioni cutanee, oculari, nasali e delle prime vie aeree, disturbi nervosi, disturbi dell’olfatto e del gusto ed emicranie. L’esposizione al fumo – anche di terza mano – e polveri sottili comporta un aumento del rischio di soffrire di asma e tossi notturne; il biossido di azoto, gas che si sprigiona durante i processi di combustione, induce iperreattività delle vie aeree. L’ozono, i composti organici volatili e il radon, infine, sono sostanze notoriamente cancerogene». Secondo un rapporto dell’Iss, il fumo di tabacco ambientale provoca oltre 30mila casi di asma bronchiale e 50mila casi di infezione delle vie aeree superiori e costa complessivamente al Servizio sanitario nazionale circa 35 milioni di euro ogni anno; l’esposizione al radon causa 6mila morti l’anno per tumore al polmone e, da sola, pesa per più di 80 milioni di euro.

La strategia. Cosa fare, dunque? Gli esperti di Sima- Onlus hanno recentemente sollevato con forza la questione, ricordando come nel nostro paese, nonostante l’esistenza di leggi specifiche per alcuni inquinanti indoor, come amianto, fumo passivo, radon e composti organici volatili, manchi ancora «una legislazione organica di riferimento» e «un’omogeneità di azioni a livello nazionale per arrivare ad appropriate strategie di sanità pubblica» mirate alla riduzione dell’esposizione a sostanze pericolose. Per aiutare in tal senso la popolazione, gli esperti hanno inoltre messo a punto un decalogo di suggerimenti per ridurre l’esposizione all’inquinamento indoor: anzitutto, evitare temperatura e umidità elevate e aprire le finestre almeno 2-3 volte al giorno per 5 minuti. Poi utilizzare la cappa quando si cucina, effettuare una corretta manutenzione degli impianti di riscaldamento e rimuovere immediatamente eventuali muffe; e ancora: usare con parsimonia prodotti per la pulizia e deodoranti, rimuovere se possibile i tappeti, passare frequentemente l’aspirapolvere ed evitare il più possibile processi di combustione. Ultimo ma non meno importante, naturalmente, il divieto assoluto di fumo in casa.

di SANDRO IANNACCONE