“Ambiente e tumori, il problema esiste” Gli studi realizzati concordano: in alcune zone di Vercelli i rischi aumentano

“Ambiente e tumori, il problema esiste” Gli studi realizzati concordano: in alcune zone di Vercelli i rischi aumentano 27 Luglio 2017

Se il convegno organizzato l’altro giorno al Piccolo Studio aveva il compito di dare una risposta alla domanda «c’è collegamento tra tumori e inquinamento ambientale?», le conclusioni a cui sono arrivati i relatori non lasciano spazio a dubbi: sì, la relazione c’è. Bisogna però evitare facili allarmismi, e considerare altri fattori come cattive abitudini alimentari, ereditarietà e stili di vita scorretti. 

I consiglieri comunali Alessandro Stecco, Stefano Pasquino, Renata Torazzo e Michelangelo Catricalà hanno invitato tre studiosi per tentare di rispondere al quesito principale: il presidente della sezione di Vercelli della Lilt, Ezio Barasolo, il primario dell’Oncologia di Casale, Roberta Buosi, e il presidente dell’Isde (Associazione internazionale di medici per l’ambiente) di Torino, Luisa Memore. Prima dei loro interventi, Pasquino ha illustrato i risultati dello studio epidemiologico presentato nel dicembre 2015 dai ricercatori dell’Osav, Osservatorio socio-sanitario vercellese.  

AGRICOLTORI A RISCHIO

Il dossier, realizzato tramite questionari raccolti due zone della città - il centro storico e la zona Bennet, a ridosso delle risaie - evidenzia che nella zona più periferica di Vercelli c’è una percentuale di decessi per tumore più elevata rispetto al centro.  

Nello studio c’è una parte dedicata agli agricoltori, per i quali l’incidenza di neoplasie, nella fascia di età 45-49 anni, è maggiore del 2,76% rispetto a un cittadino di Vercelli. Nel caso dei tumori femminili, nella stessa categoria si osservano eccessi nella fascia d’età tra i 55 e 69 anni, con un aumento del rischio di tumore del 37%.  

 

LO STUDIO DI ARPA  

Catricalà ha invece portato all’attenzione del pubblico lo studio epidemiologico che Arpa ha svolto nel 2015 tra i residenti attorno l’inceneritore: le analisi hanno evidenziato un aumento del 400% di insorgenza del tumore del colon-retto, del 180% per il tumore al polmone. Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate in prossimità dell’inceneritore riguardano l’ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico-ostruttive negli uomini (+ 50%). Gli ospiti hanno portato risultati di studi condotti a livello europeo, secondo cui ad un aumento di esposizione delle persone alle polveri sottili (Pm2,5 e Pm10) corrisponde un aumento del rischio di sviluppare un tumore al polmone. Ad esempio, per ogni aumento nell’esposizione di 10 mg/m3 di Pm10 il rischio di sviluppare il cancro aumenta del 22%. 

MOLTEPLICI FATTORI

Il presidente Lilt Ezio Barasolo ha invitato i tanti partecipanti a non trarre conclusioni affrettate. «In questi studi certezze assolute non ce ne sono - ha specificato -. Non è detto che esista solo una causa nell’insorgenza di un tumore. Questi studi ci devono dare un indirizzo e vanno valutati da tutti gli enti coinvolti, come Comune, Università e Asl. Si parlino tra loro, in modo da prendere eventuali provvedimenti, e non siano spunto per polemiche inutili. Incontri del genere servono per affermare che “c’è un problema” e che va trovata una soluzione». 

ROBERTO MAGGIO